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Attenzione a non trasformare gli agricoltori in commercianti
Dai mercati contadini ambulanti il rischio di “distorcere” il sistema distributivo.
L’Anva Toscana chiede chiarimenti alla Regione

Sempre più spesso si legge sulla stampa la volontà da parte di associazioni e comuni di realizzare mercati ambulanti allestiti direttamente dai produttori agricoli. L’obiettivo dichiarato è di ridurre la filiera con un abbattimento dei prezzi finali di almeno il 30% a favore dei consumatori. L’Anva Confesercenti è molto preoccupata nel merito e nel metodo da questa operazione che rischia, invece di favorire il prodotto locale e i consumatori, di sostituire gli attuali commercianti con nuovi commercianti che si chiamano agricoltori.

Sul piano del metodo il Testo Unico del Commercio è chiaro nello stabilire all’art.11 comma 5 che è materia di competenza della Legge, la vendita dei propri prodotti da parte dei produttori agricoli al di fuori della propria azienda, per le disposizioni relative alla concessione dei posteggi nonché per la sostituzione nell'esercizio dell'attività di vendita. Alla luce di quanto sopra non capiamo come sia possibile che alcuni Comuni e quanti eventualmente si aggiungeranno, abbiano deciso di istituire mercati su area pubblica, nei quali si andrà ad effettuare commercio, eludendo la disciplina del commercio su aree pubbliche e quindi anche la concertazione di tali iniziative con i soggetti istituzionalmente riconosciuti dalla legge per il commercio su aree pubbliche e più in generale per quanto riguarda il Piano del Commercio. Tali regole e procedure sono essenziali per la finalità di equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita e per le relazioni tra attività commerciali, contesti territoriali e filiere economiche perseguite dalla Legge. Per questo l’Anva ha richiesto un intervento chiarificatore da parte dell’Assessorato Regionale al Commercio su questo tema.

«Sia chiaro – dichiara L’Anva Confesercenti di Pistoia da anni la nostra associazione, anche attraverso protocolli firmati con le associazioni agricole e attraverso progetto regionali come Vetrina Toscana, sostiene l’accorciamento della filiera e la valorizzazione del prodotto locale nei negozi, banchi, ristoranti.  Siamo altresì interessati a promuovere eventi periodici, nei capoluoghi, tesi a far conoscere le produzioni locali. Ciò al fine di creare veri e propri rapporti “diretti e quotidiani” tra produttori e commercianti, affinché il consumatore trovi tutti i giorni i nostri prodotti non solo nelle aziende agricole, ma anche nei negozi, sui banchi, nei menù.

Sul piano del merito, la nostra perplessità sul potenziale abbassamento dei prezzi di questi “mercati”, al di là delle facilitazioni iniziali dovute ai corposi finanziamenti pubblici, nasce dal fatto che nei mercati tradizionali, da molti anni già ci sono posteggi riservati ai produttori agricoli. In compenso questa considerevole differenza di prezzi non l’abbiamo mai vista. L’agricoltore, diventando commerciante, è costretto anche a sobbarcarsi dei costi di gestione, delle giornate di pioggia, degli scarti, del personale, del suolo pubblico. E per far quadrare il cerchio, magari implementerà il banco di prodotti tipici con le banane di lontana produzione.

Pensiamo invece all’importanza sociale e commerciale delle botteghe dei centri, pensiamo ai mercati dell’ortofrutta, che da sempre riescono a calmierare i prezzi anche nei confronti della grande distribuzione.  E' per questo che ANVA Confesercenti crede che, di fronte a tali iniziative, ci sia più la volontà di sostituire gli attuali commercianti che non favorire realmente il consumatore finale.

Un ambulante, quando vende i propri prodotti deve tener presenti alcuni aggravi fiscali che, se modificati, favorirebbero realmente i consumatori. Il margine lordo medio di un commerciante ambulante è - sui prodotti di cui si parla - circa del 30%. Togliendo il commerciante si risparmia allora il 30%? Certamente no, dal momento che dal ricavo si devono togliere le spese di gestione, il personale, il suolo pubblico, gli oneri aziendali. E lagricoltore a meno di trasformarsi in commerciante non ha la possibilità di ammortizzare questi costi su più giorni alla settimana o su una differenziazione di prodotto, altrimenti lagricoltore chi lo fa?

A questo si aggiunge che questi mercatini sono stati lanciati in grande stile con forti investimenti pubblici, abbattimenti di suolo pubblico, pubblicità a cura di Stato e Regioni, contributi diretti per lacquisto delle strutture. Appare evidente che se i produttori li mettiamo in condizione di adeguarsi alle regole/costi a cui attualmente sono i commercianti, non ci saranno poi così tanti margini per abbassare i costi finali. Oppure proponiamo di mettere i commercianti in condizione di potersi comportare come i produttori, riducendo costi e tariffe. LAnva Confesercenti, è quindi a chiedere prudenza quando si parla di filiera corta additando ad altri la colpa dei costi. Proponiamo invece una sinergia tra produttori e venditori locali, diventando i primi clienti e fornitori, ciò al fine di valorizzare i territori ed abbassare i prezzi di trasporto o sprechi vari che vanno ad incidere sul prezzo finale.

 

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